Reverse engineering con l’AI: cosa è lecito, cosa è reato e cosa rischia la tua azienda

Reverse engineering con l'AI: una figura robotica trasparente illuminata di blu

Tredici programmi gratuiti. Uno per le immagini, uno per i fogli di calcolo, uno per il disegno tecnico, uno per le presentazioni: menu, strumenti e scorciatoie ricordano da vicino i software professionali che hai in ufficio. In rete c’è chi li chiama cloni. Nelle stesse settimane il reverse engineering con l’AI, cioè l’uso degli agenti di intelligenza artificiale per analizzare come funziona un programma, è diventato uno degli argomenti più discussi fra chi sviluppa.

L’entusiasmo che gira attorno a queste notizie ci preoccupa, e te lo diciamo da persone che il software lo scrivono di mestiere. Perché fra «si può fare» e «è lecito farlo» c’è una distanza che molti titoli saltano. E in quella distanza ci sono violazioni del diritto d’autore, cause civili e, nei casi più gravi, reati. Vediamo cosa è vero, cosa dice la legge e cosa rischia un’azienda che si lascia tentare.

Cosa è successo davvero

I fatti verificabili sono due, e vanno tenuti separati.

Il primo: uno strumento open source che collega gli agenti AI agli attrezzi con cui gli specialisti analizzano un software. Il progetto esiste da aprile 2026 ed è rimasto di nicchia fino a ottobre, quando in pochi giorni ha superato le 200.000 stelle su GitHub. È un segnale di attenzione, non una patente di liceità: chi lo pubblica lo destina a ricerca, sicurezza e interoperabilità, ed esclude in modo esplicito la copia di software proprietario e l’aggiramento delle licenze.

Il secondo: una raccolta di tredici applicazioni gratuite e a codice aperto, pubblicate da un unico gruppo. Fotoritocco, grafica vettoriale, montaggio video, PDF, videoscrittura, fogli di calcolo, presentazioni, CAD.

200.000+

stelle su GitHub per uno strumento di analisi del software, quasi tutte in pochi giorni

13

programmi gratuiti che ricalcano i software professionali più diffusi

0

dichiarati stabili: tre sono in «early alpha», dieci «in sviluppo»

Tre precisazioni che l’entusiasmo dimentica.

  • Nessuno dei tredici programmi è dichiarato pronto. Gli stessi autori avvertono che non sostituiscono gli originali nel lavoro professionale di tutti i giorni.
  • Gli autori dichiarano di averli scritti da zero, osservando gli originali dall’esterno e senza toccarne il codice. È una loro dichiarazione: nessuno, per ora, l’ha verificata in modo indipendente.
  • Che per realizzarli sia stato usato lo strumento di cui sopra non risulta. Sono due storie parallele, che molti titoli hanno fuso in una.

Se quei programmi siano davvero riscritture lecite o imitazioni che violano i diritti di chi ha creato gli originali, non lo decidiamo noi e non lo decide chi li scarica. Lo decideranno i giudici, ed è prevedibile che vengano chiamati a farlo.

Dietro un programma ci sono anni di lavoro

Prima di parlare di legge, una cosa che ci sta a cuore. Un software professionale non è un elenco di pulsanti. È il risultato di decenni di sviluppo, di migliaia di errori trovati e corretti, di aggiornamenti di sicurezza, di assistenza, di compatibilità mantenuta versione dopo versione. La licenza che paghi finanzia tutto questo.

Chi imita il risultato salta il costo e si prende il beneficio. Lo diciamo senza giri di parole: che una cosa sia diventata tecnicamente facile non la rende giusta, e non la rende lecita. Vale per le grandi case di software come per la piccola azienda che ha investito anni in un programma suo. Vale anche per noi.

Reverse engineering con l’AI: cosa dice la legge

In Europa i programmi sono protetti dal diritto d’autore. La direttiva sulla tutela dei programmi per elaboratore, recepita in Italia nella legge sul diritto d’autore, protegge il codice, cioè il modo in cui un programma è scritto. Non protegge le idee e i principi che ci stanno dietro.

È su questo confine che si gioca tutto. Nel 2012 la Corte di giustizia dell’Unione europea, nella causa C-406/10, ha stabilito che le funzionalità di un programma non sono, in quanto tali, protette dal diritto d’autore. Attenzione però al caso concreto: riguardava un’azienda che aveva realizzato un programma con le stesse funzioni senza mai accedere al codice dell’originale, limitandosi a usarlo e osservarlo con una licenza regolare. Tutto ciò che va oltre quell’osservazione cambia il quadro.

Tre zone, tre livelli di rischio

Zona verde · lecito in linea di principio

Usare un programma con licenza regolare, osservare come si comporta e sviluppare in modo autonomo un programma proprio. Farsi costruire un software sul proprio modo di lavorare.

Zona gialla · dubbio, può essere perseguito

Imitare da vicino aspetto, menu e icone di un programma altrui. Distribuire o usare in azienda programmi che ricalcano un prodotto commerciale e la cui origine non è accertata. Analizzare un software oltre quanto consentito dalla licenza.

Zona rossa · violazione, può essere reato

Copiare il codice di un programma. Decompilarlo per farne uno simile. Rimuovere o aggirare le protezioni. Usare, duplicare o distribuire copie senza licenza.

⚠ Qui si rischia il reato

In Italia l’articolo 171-bis della legge sul diritto d’autore (legge 633/1941) punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa chi, per trarne profitto, duplica abusivamente programmi per elaboratore, oppure li distribuisce, li vende o li detiene a scopo commerciale o imprenditoriale. La stessa pena riguarda chi diffonde mezzi destinati a rimuovere o eludere le protezioni di un programma.

Il risparmio sul costo della licenza può essere considerato un profitto. E per questi reati può essere chiamata a rispondere anche l’azienda, non solo la persona che ha installato il programma (decreto legislativo 231/2001).

Che lo abbia fatto «l’intelligenza artificiale» non cambia nulla: risponde chi le ha dato l’istruzione e chi usa il risultato.

⚠ Decompilare: quasi sempre vietato

La legge consente di decompilare un programma solo in casi stretti: quando è indispensabile per far dialogare un programma creato in autonomia con un altro, e a farlo è chi ha una licenza regolare, limitandosi alle parti necessarie. La giurisprudenza europea ammette anche la correzione di errori da parte del legittimo acquirente.

Le informazioni ottenute non possono essere usate per sviluppare, produrre o vendere un programma sostanzialmente simile (articolo 64-quater della legge 633/1941). Chiedere a un agente AI di «smontare» un programma per rifarlo sta fuori da questi confini.

Che cosaÈ tutelato?In pratica
Il codiceSì, dal diritto d’autoreCopiarlo, duplicarlo o distribuirlo senza licenza è una violazione e può essere reato
Grafica e iconePossono esserlo, se originaliImitarle da vicino espone a contestazioni
Nome e marchioSì, dal diritto dei marchiUsarli o richiamarli senza titolo è perseguibile
Le funzioniNon dal diritto d’autore, in quanto taliRealizzarle in autonomia, osservando il programma e senza accedere al codice, è stato ritenuto lecito
DecompilareVietato, salvo eccezioni stretteMai per realizzare un programma simile
Aggirare le protezioniVietatoPuò essere reato
Sintesi del quadro europeo e italiano sul diritto d’autore. Restano inoltre applicabili brevetti, tutela dei segreti commerciali, concorrenza sleale e condizioni di licenza. Non è un parere legale: ogni caso concreto va valutato con un avvocato.

C’è un’ultima cosa che le notizie di questi giorni non dicono. Anche dove il diritto d’autore non arriva, arrivano altre tutele: i brevetti, i marchi, i segreti commerciali, le norme sulla concorrenza sleale e, prima di tutto, il contratto di licenza che hai accettato installando il programma. Quasi tutte le licenze vietano di analizzarne il funzionamento interno oltre i casi che la legge garantisce.

Cosa rischia un’azienda che installa i cloni

La tentazione è comprensibile: licenze che costano centinaia di euro l’anno a postazione, contro zero. Il nostro consiglio è netto: non installarli sui computer dell’azienda. Per quattro ragioni.

  • L’origine non è accertata. Se un giudice dovesse stabilire che quei programmi violano i diritti dei produttori originali, chi li usa per lavoro si troverebbe nella zona gialla, o peggio.
  • Sono incompleti per ammissione di chi li pubblica. Affidargli il preventivo che parte domani o il disegno che va in cantiere significa fare da collaudatore con il lavoro dei tuoi clienti.
  • Nessuno ne risponde. Non c’è un contratto, non c’è assistenza, non c’è chi garantisca gli aggiornamenti di sicurezza. Un programma di provenienza incerta, installato dove stanno i dati dei clienti, è un rischio che nessun risparmio giustifica.
  • Possono sparire. Un progetto esposto a contestazioni legali può chiudere da un giorno all’altro, lasciandoti con file e abitudini da ricostruire.

Se le licenze pesano sul bilancio, le strade pulite esistono: i programmi open source affermati e sviluppati alla luce del sole da anni, i piani ridotti degli stessi produttori, oppure la domanda più utile di tutte. Ti servono davvero tutte quelle postazioni, per quel lavoro?

Quando paghi un software, cosa stai comprando

Questa vicenda ha un merito: costringe a chiedersi che cosa si compra davvero con una licenza o con un progetto su misura. La risposta non è «un elenco di funzioni».

LE FUNZIONI la parte che si vede ciò che compare in una demo ciò che fa la differenza ogni giorno I TUOI DATI STORICI COME LAVORI DAVVERO LE PERSONE CHE LO USANO CHI RISPONDE SE SI ROMPE

Le funzioni sono la parte che si vede. Il valore di un software sta sotto il pelo dell’acqua.

Quello per cui ha senso pagare è ciò che non si scarica: un software che aderisce al tuo modo di lavorare, qualcuno che risponde quando qualcosa si rompe, la garanzia che fra tre anni ci sarà ancora chi lo fa evolvere. È lo stesso criterio che vale quando devi scegliere fra software su misura e SaaS: non chi ha più pulsanti, ma chi risolve il tuo problema e ne risponde.

E c’è un patrimonio che è soltanto tuo: i dati. Dieci anni di commesse, disegni, verbali e prezzi valgono più di qualunque programma, perché sono il lavoro della tua azienda messo in fila. Per questo conviene sapere sempre dove sono e come tutelarli: ne abbiamo scritto nella guida alla protezione dei dati aziendali e parlando di cosa succede al tuo software se chi l’ha scritto chiude.

Archivio blindato: i dati aziendali sono il patrimonio da proteggere nell'epoca del reverse engineering con l'AI
I dati della tua azienda sono un patrimonio: vanno custoditi come tale. Foto di cottonbro studio su Pexels.

E chi fa software su misura?

È la domanda che ci siamo fatti per primi, perché è il nostro mestiere. Un gestionale costruito sul lavoro di un’azienda ha il suo valore nelle settimane passate a capire come nasce davvero un preventivo, chi firma cosa, quale eccezione capita una volta al mese e manda in crisi tutti. Quel lavoro di comprensione non si imita guardando uno schermo.

La nostra posizione, quindi: il reverse engineering con l’AI è un problema serio per chi vende lo stesso programma a milioni di persone. Per chi costruisce uno strumento attorno a un’azienda sola, sposta l’attenzione dove doveva stare fin dall’inizio.

Questo non ci rende spettatori indifferenti. Chi scrive software vive del proprio lavoro intellettuale, grande o piccolo che sia, e il rispetto di quel lavoro è la condizione perché qualcuno continui a farlo bene. Siamo dalla parte di chi lo tutela.

Tre controlli da fare lunedì mattina

1. Tutto il software installato in azienda ha una licenza regolare? Compreso quello che un collaboratore ha scaricato «per provare».

2. Chi usa agenti AI in ufficio sa cosa non deve chiedergli? Analizzare, modificare o «sbloccare» programmi di altri non è un esperimento innocuo.

3. Dove sono i miei dati, e chi ne risponde? Sono il patrimonio vero dell’azienda: meritano un fornitore con un nome, un contratto e un numero da chiamare.

Reverse engineering con l’AI: facile non vuol dire lecito

Il reverse engineering con l’AI rende più semplice capire come funziona un programma. Non rende lecito copiarlo, e non rende gratuito il lavoro di chi l’ha costruito. Le regole sono le stesse di prima: è cambiata la facilità con cui si possono violare, spesso senza rendersene conto.

Per un’azienda la scelta prudente è anche quella conveniente: software con una licenza chiara, fornitori che rispondono di ciò che consegnano, dati sotto controllo. Il risparmio di oggi su una licenza può costare molto di più domani, in tribunale o in un archivio perso.

Se vuoi fare ordine fra i programmi che usi, capire cosa ti serve davvero e cosa converrebbe costruirti su misura, scrivici: ne parliamo partendo dal tuo lavoro, non da un catalogo. Senza impegno.

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